E subito dopo Anna Foglietta, in tour con l’opera prima Una storia, è ancora tempo di grandi ospiti al Visionario: direttamente da Venezia, dove ha giocato fuori concorso nella sezione Open, ecco infatti Gianni Amelio! Martedì 6 ottobre il regista accompagnerà a Udine (ore 19.00) Nessun dolore, intesa riflessione sul tema delle migrazioni, dell’accoglienza e dell’integrazione con Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea. Com’è cambiato il mondo, oggi, da quell’ormai lontano 1994 in cui Amelio firmò Lamerica?
Davide è un trentenne con la passione dei libri: non ne legge tanti ma li vende, in una piazza di Roma. La sua cliente più fedele, Elsa, è anche sua complice, gli fornisce i volumi di seconda mano e lo colma di affetto e tenerezza. Qualcosa però s’incrina in un giorno come tanti: a Davide viene “consegnato” per strada, come un pacco, un bambino che viene dal Nordafrica e che non lo lascia più, lo segue in silenzio come un cagnolino fedele. Poi, all’improvviso, un incidente, la corsa in ospedale con il piccolo sconosciuto tra la vita e la morte. E Davide che entra in un inferno personale fatto di reticenze, rimorsi, smarrimento. Nel rifugio proibito del pronto soccorso, Davide incontra Aminah, appena arrivata dall’Algeria su un barcone. È un’adolescente fradicia di pioggia, tremante, impaurita e in evidente attesa di un figlio. Davide non può che darle ospitalità in casa sua. Ma questo è solo l’inizio…
«Nessun dolore – spiega Gianni Amelio – nasce da un bisogno lontano: andare oltre il racconto dell’esodo in Lamerica, un mio film di trent’anni fa, col finale sospeso su una nave in mezzo all’Adriatico. Che cosa è cambiato da allora, chi è “l’immigrato”? Qualcuno da accogliere o da respingere? Un nuovo amico o un estraneo pericoloso? Negli ultimi decenni il nodo non si è sciolto, anzi il problema si è esasperato, non si vede in prospettiva una ragionevole soluzione. Ma forse la “soluzione” non c’è o non la si vuole cercare. Forse va trovata nella ragione e nel cuore di ciascuno di noi. Se non abbiamo già perduto, tra le tante occasioni, quella di riconoscerci come esseri umani: cosa difficile e rischiosa».